Festival Sciaranuova

Quest’estate si è ripetuto per la seconda edizione un festival teatrale davvero sui generis, se si pensa soprattutto che non si svolge di solito sul palco di un teatro al chiuso, ma all’aperto, tra i vigneti che si snodano ai piedi dell’Etna. Non a caso il festival si chiama Sciaranuova, laddove il termine “sciara” in dialetto siciliano sta proprio ad indicare quei terreni sui quali la lava del vulcano è colata fino a lasciare un suolo nero, duro e impossibile da coltivare, se non dopo che sia passato moltissimo tempo.

A volere questa iniziativa è stata l’azienda agricola Planeta, che produce ottimi vini che prendono il loro inconfondibile aroma proprio perché sono fatti con le uve nate e cresciute sul poroso suolo vulcanico. Sciaranuova è un teatro all’aperto, che si svolge a contatto con la natura, e che per l’edizione 2016 ha previsto quattro appuntamenti tra fine luglio e inizio agosto. Lo spettacolo inaugurale si è svolto venerdì 29 luglio ed è stato “All’ombra della collina” di Vincenzo Pirrotta; sabato 30 luglio invece gli spettatori hanno potuto ascoltare il concerto “A vucca ri l’arma” di Trizziridonna, gruppo composto da tre donne. Nel mese di agosto gli appuntamenti sono stati venerdì 5 agosto, con Massimo Verdastro che ha interpretato “Una Divina di Palermo”, monologo del poeta Nino Gennaro; ed infine sabato 6 agosto è stato interpretato “Se dico Goethe”. “Se dico Goethe” nasce da un’idea di Luca Tedesco, attore che ha vissuto a lungo in Germania e che un giorno si è trovato a riflettere sul famoso scritto di Goethe, “Viaggio in Italia”. Soprattutto, Tedesco si è fermato a riflettere sul significato profondo del “viaggio”, che la nostra società contemporanea ha un po’ perso. Per noi oggi viaggiare è semplice e immediato, e a volte ci si affida ad offerte low cost mordi e fuggi che non permettono di vivere davvero i luoghi nei quali si approda. Il viaggio raccontato da Tedesco nella sua pièce all’aria aperta ha davvero un sapore diverso. Parte da Trapani e Palermo, e non da luoghi prettamente turistici. A Trapani racconta del centro di accoglienza per immigrati; a Palermo del centro ISMETT, un istituto di trapianti. Poi passa per Roma, l’immortale capitale d’Italia, per Milano e per il pensionato per musicisti “Casa Verdi”, per Venezia e per la Toscana. Dovunque approdi il viaggio di Tedesco, quello che conta è che è fatto di volti e mani, più che di luoghi o, per meglio dire, ogni luogo è vissuto per la gente che ci abita e che il viaggiatore incontra, riscoprendo in ognuno di loro un po’ di se stesso. L’opera di Tedesco, che ha acquisito una maggiore suggestione messa in scena nell’incredibile panorama della sciara, ha quindi toccato sia un aspetto più prettamente intimistico del viaggio, quello che induce chi si muove a cercare costantemente la propria identità in tutto ciò che lo circonda, ma anche uno di maggiore attualità. Infatti si racconta l’Italia di oggi, un’Italia fatta di contraddizioni e lacerazioni, come ben si evince grazie al passaggio nei centri di accoglienza, nelle strutture mediche, nelle case di riposo. Ma, per certi versi, è come se l’attore e regista dicesse anche ai suoi spettatori che proprio nell’umanità più reietta, quella che spesso ci piace dimenticare, possiamo ritrovare il nostro vero volto, e che questo quindi, come diceva Rosa Luxemburg, è il vero senso del viaggio: spezzare le catene che ci avvincono e delle quali spesso nemmeno ci accorgiamo.