Il Gioco serio dell'Arte

Il Gioco serio dell'Arte

A cura di Massimiliano Finazzer Flory

Interventi di:
Vittorino Andreoli, Remo Bodei, Francesca Brezzi, Maurizio Calvesi,
Piero Coda, Giulio Giorello, Predrag Matvejevic, Quirino Principe

BUR

 

 

L'impossibile verosimile è da preferire al possibile non credibile.
Aristotele, Poetica

Il Gioco serio dell’Arte, quasi un ossimoro che traduce in parole il prodigioso stare insieme delle persone e delle cose, magistralmente rappresentato nell’opera d’arte.
Ma che cos’è, il gioco serio dell’arte? La domanda contiene già in sé la risposta: è un’interrogazione, intesa come relazione misteriosa tra l’arte e l’uomo. Ed è un viaggio che mette in scena la nostra identità di fronte a
otto capolavori, indagati insieme a fi losofi e intellettuali di spicco.
Per scoprire che l’opera non è solo strumento di conoscenza del mondo e della storia, ma anche di noi spettatori coinvolti.

La memoria e la visione


La memoria e la visione
Il gioco serio dell'Arte

 

A cura di Massimiliano Finazzer Flory

 

Interventi di:
Edoardo Boncinelli, Franco Farinelli, Pino Farinotti, Maurizio Ferraris, mons. Rino Fisichella, Giordano Bruno Guerri, Carlo Sini

BUR


L’esperimento culturale del Gioco serio dell’Arte continua: nella cornice di queste libere conversazioni, letterati, scienziati, filosofi, uomini di fede – Giordano Bruno Guerri, Carlo Sini, mons. Rino Fisichella, Franco Farinelli, Pino Farinotti, Edoardo Boncinelli, Maurizio Ferraris – mettono le proprie diverse competenze e personalità al servizio di temi universali, dalla “Terra” alla “Fantasia”, dal “Relativismo” al “Figlio di Dio”, alla “Notte”.
Affiancando a questi grandi argomenti coppie di figure centrali per la storia dell’umanità ma lontane per formazione e periodo storico – quali Caravaggio e Bacon, Newton e Fontana, Cervantes e Klee, Pascal e Warhol – gli ospiti di Finazzer Flory fondono riferimenti alla letteratura, all’arte, al cinema, alla scienza, alla filosofia; nella convinzione che la scintilla illuminante nasca sempre dall’incontro imprevedibile tra esperienze umane anche distanti, tra discipline solo apparentemente incompatibili e che invece si completano a vicenda. E l’opera d’arte non serve più per sapere, ma per pensare: per passare dal piano della vista a quello della visione.

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