Baku International Theatre Conference

Tra il 7 e l’8 di novembre 2016 si è svolta a Baku, cittadina dell’Azerbaijan, la quarta Conferenza Internazionale del Teatro. Si tratta di un appuntamento molto importante per tutto il mondo dello spettacolo che si svolge tradizionalmente in questo Paese, in quanto esso ha una lunga tradizione di tolleranza e multiculturalità.

Infatti per l’edizione di quest’anno il tema, molto spinoso, che si è voluto affrontare, riguarda proprio la libertà di espressione, di cui il teatro è la più alta forma di manifestazione. Storicamente, da sempre i commediografi hanno utilizzato questa forma artistica per avanzare critiche alla società, esprimere le proprie opinioni, per offrire uno sguardo sul mondo alternativo a quello ufficiale. La potente carica innovativa del teatro però, nel mondo contemporaneo, molto spesso viene mortificata da regimi totalitaristiche non amano che si metta in discussione la loro linea di pensiero e di condotta. Basti pensare al recentissimo caso della Turchia, dove sono stati messi al bando alcuni dei commediografi più grandi di tutti i tempi, a partire dal William Shakespeare, passando per Bertold Brecht, fino ad arrivare al nostro Dario Fo. Ben altra atmosfera si è invece respirata a Baku, dove sono intervenuti personaggi da tutto il mondo per parlare del teatro, della direzione in cui sta andando, e soprattutto per assistere agli spettacoli previsti nel programma. La manifestazione ha affrontato non solo il tema della libertà di espressione, ma anche quello del nuovo modo di comunicare introdotto dai social network, delle migrazioni, della necessità che oggi più che mai cultura diverse hanno di dialogare. Si è parlato del teatro egiziano, che dopo la cosiddetta “primavera araba” ha conosciuto un periodo di grande rinascita: i giovani, ha detto la critica teatrale Maysa Zaky, hanno voglia di esprimersi, di dire la propria opinione, di confrontarsi con gli altri. Tra gli invitati c’era anche il critico russo Pavel Rudnev, che ha spiegato come la maggior parte del teatro sovietico contemporaneo si occupi di riflettere in modo critico sul tema delle migrazioni e delle guerre. Ha detto di aver deciso di essere presente a Baku in quanto ha saputo che anche alla conferenza internazionale si sarebbero toccati questi temi, che hanno un stretta attualità anche perché lui è convinto che intolleranza e guerre siano due fenomeni legati in modo imprescindibile. La IV Conferenza Internazionale di Baku, d’altro canto, non ha rappresentato un importante momento di confronto solo per Rudnev, ma per tutti coloro che hanno deciso di prendervi parte, come Irina Antonova. Antonova di recente, insieme ad altri colleghi facenti parte dell’Associazione Internazionale dei critici teatrali, ha espresso una dura condanna per la censura operata da Erdogan nei confronti di alcuni autori teatrali di fama mondiale. Ha quindi detto di essere voluta andare a Baku perché il teatro trae la sua linfa vitale e la sua ispirazione più profonda dal confronto di culture, società e persone diverse. Solo se un artista è libero di muoversi e viaggiare per conoscere tutto ciò che non gli appartiene può farlo suo e quindi rendere il suo teatro davvero fecondo. La Conferenza infine, come dicevamo, ha anche ospitato alcune rappresentazioni che sono state portate in scena da compagnie locali. Una delle opere più interessanti è stata il “Sogno di una notte di mezza estate” recitata in russo e rielaborata con influenze orientali. A Baku così si è ribadita la necessità di allargare i confini e aprire le menti per costruire davvero un mondo migliore.