Uno spettacolo sul Gioco d’azzardo per sensibilizzare e aiutare la comprensione. Il teatro come mezzo educativo.

Il tempo libero sembra dilatarsi in alcuni contesti sociali e in alcuni momenti della giornata per molti di noi, cittadini del nuovo mondo globalizzato. La ricerca di un passatempo innocuo riempie il bisogno di nuovi interessi, di svago, di intrattenimento. In questo modo può essere visto anche il gioco a distanza online con le slot machine, come quello di http://www.richslots.it che può appunto rispondere a questa esigenza senza rischi inutili, senza oppressioni e senza sprechi di denaro quando viene praticato nelle forme di gioco gratuito disponibili su internet.

Diverso è invece il caso più comune, quando la dipendenza dal gioco si sviluppa nelle sale giochi, con le cosiddette slot machine da bar, modificando le abitudini economiche e sociali di centinaia di migliaia di italiani che si ritrovano risucchiati all’improvviso in una spirale senza via d’uscita. La voglia di giocare diventa spesso poi “voglia di vincere”, portando la dipendenza a un livello patologico e mettendo pericolosamente a rischio le finanze familiari. Ancora una volta poi, l’appetito delle mafie e dei gestori disonesti non fa altro che peggiorare la situazione, eliminando parte o la totalità delle tutele previste dal legislatore al momento della legalizzazione dei suddetti giochi.

Quello che manca in Italia è una vera e propria cultura del gioco. Non è da condannare o da demonizzare spendere una parte del proprio denaro alla ricerca di un po’ di svago o di divertimento. Quello di cui ha bisogno il popolo di giocatori italiaco è però una cultura che sia in grado di eradicare il concetto del gioco come strumento di vincita e di cambiamento della propria condizione socio-economica. Questp è infatti l’inganno più grande che si nasconde nella mente di ogni giocatore e che bisogna eradicare a tutti i costi. Non è giocandosi i risparmi o i soldi necessari alle provviste settimanali della famiglia che si potrà svoltare, risolvere le proprie difficoltà, aiutare i figli o pagare i debiti. Tutt’altro, questo tipo di speranza e i comportamenti di gioco che ne derivano, possono spedire tutta la famiglia sul lastrico con conseguenze inimmaginabili. Il tutto assume una valenza ancora più negativa quando i soggetti coinvolti nelle dipendenza da gioco sono addirittura dei minori.

La cultura cerca di venire incontro a queste categorie sensibili, o perlomeno ci prova. Il lavoro teatrale di Stefano Ledda sull’argomento del gioco d’azzardo (G.A.P., gioco d’azzardo patologico) si focalizza non tanto sulla moralizzazione o una semplice denuncia della dipendenza e della ludopatia associata alle macchinette da bar. Il vero fine è quello di sensibilizzare, utilizzando il linguaggio teatrale, sul percorso con tutte le varie fasi che tutti i giocatori seguono.

Il fulcro dell’opera è il racconto di una storia vera, la storia di dipendenza che affligge migliaia di giocatori di videopoker. Le vicende di un singolo giocatore vengono assurte a simbolo per enarrare le tappe di una malattia che è conosciuta ormai da 30 anni e che richiede una coscienza ben forte per evitare di entrare in un tunnel senza via di scampo.  Il messaggio di questo spettacolo teatrale è semplice: qualsiasi gioco d'azzardo può portare alla dipendenza, così parimenti possono generare dipendeza sostanze quali il tabacco, l'eroina e l'alcool. Attraverso le allegorie teatrali e le sue immagini retoriche è possibile mostrare in maniera molto lineare una realtà nella quale si può finire risucchiati senza nemmeno aver capito come o nel quale siano caduti amici, parenti o familiari.

L’impegno civile traspare nell’opera, finalizzata sia a raccontare la storia fedelmente che a lasciar trasparire il punto di vista dell’autore stesso. Il documento e la critica morale si fondono senza soluzione di continuità.  Il proibizionismo infatti è un male ben peggiore, che permette lo sviluppo di larghe sacche di illegalità. Quello di cui c’è veramente bisogno è la spiegazione e la comprensione di come il gioco d’azzardo possa trasformarsi in malattia, in patologia, di come possa portarci via tutto quello che abbiamo, l’affetto dei nostri cari e la nostra dignità.  Il patrimonio culturale degli italiani deve arricchirsi di nuovi strumenti critici, permettendogli di sviluppare una conoscenza e una consapevolezza che sappia distinguere il semplice gioco dall’azzardo.