Il Teatro che parla di se stesso

Si definiscono “metateatro” quelle rappresentazioni che hanno lo scopo ultimo di riflettere sulla loro stessa natura, sul ruolo del teatro come forma d’arte, e che in qualche modo ne svelano al pubblico i meccanismi più celati, che ne rivelano la magia del dietro le quinte senza però sottrarre nemmeno un po’ del suo fascino naturale.

Di metateatro si può sicuramente parlare rispetto alla pièce che è in scena a Roma al Teatro India fino al 5 febbraio 2017. Il titolo dell’opera è “Strategie fatali” e si può vantare di aver ricevuto un prestigioso riconoscimento, il Premio Hystrio 2016. Il brano è stato scritto, e viene messo in scena, dalla compagnia Musella-Mazzarelli, la quale si è voluta ispirare ad un grande filosofo francese, Jean Baudrillard. Baudrillard diceva che “perché una scena abbia senso ci vuole l’illusione”. Da questa semplice suggestione, che ricorda la materia effimera di cui è fatto il teatro, è scaturita una riflessione fantasmagorica sul senso del teatro oggi, sul senso dell’uomo, sui grandi temi della vita, che si dipana sul palco in un proliferare di personaggi e situazioni che rappresentano tutti i diversi volti del vivere umano. Lino Musella e Paolo Mazzarelli così riflettono sulla duplice figura dell’uomo, inteso in senso antropologico, e dell’attore, e lo fanno prendendo spunto, oltre che da Baudrillard, da colui che assurge come figura rappresentativa per eccellenza del teatro, vale a dire William Shakespeare. In un’unica opera vengono messe in scena tre storie differenti, che si intrecciano e alla fine dimostrano di raccontare la stessa vicenda, la gran commedia della vita umana sulla terra. La prima vicenda narra di un investigatore che è alla ricerca di un giovane che sembra scomparso nel nulla, e le cui ultime tracce conducono ad un vecchio teatro ormai in disuso. La seconda storia chiama in causa Shakespeare in prima persona, poiché vede sul palco due attori alle prese con le prove per la messa in scena dell’Otello, rispettivamente vestendo i panni del Moro di Venezia e del suo temibile avversario, Jago. La terza storia è quella di un piccolo teatro che sta per essere demolito, soppiantato dai grandi interessi economici. Gli attori interpretano ognuno più di un ruolo, facendo vivere ben sedici personaggi che ruotano tutti attorno all’episodio dell’Otello, quando i due attori smarriscono mano a mano il sottile e fragile confine che esiste tra realtà e finzione e finiscono per non sapere più distinguere qual è la parte che stanno recitando, e qual è la loro vera identità. “Strategie finali” si presenta così agli occhi dello spettatore, fin dall’apertura del sipario, fino alla pioggia finale di petali rosso sangue, come un gioco terribilmente serio in cui i piani della realtà e della finzione di intersecano continuamente in un’architettura che appare semplice e lineare ma che in realtà è complessa e arzigogolata. “Strategie fatali” è stato scritto e diretto da Lino Musella e Paolo Mazzarelli; gli attori presenti sulla scena sono Marco Foschi, Annibale Pavone, Laura Graziosi, Astrid Casali, Giulia Salvarani e gli stessi Paolo Mazzarelli e Lino Musella. La Compagnia Mazzarelli-Musella è stata creata nel 2009 ed unisce due grandi professionalità teatrali. Lino Musella ha vinto il premio “Le Maschere del Teatro” come miglior attore emergente nel 2014, oltre al premio Hystrio ANCT nel 2015. Paolo Mazzarelli è stato insignito del premio speciale “Scenario” nel 2001 e del Premio Enriquez alla drammaturgia nel 2005. Tra i loro lavori precedenti ricordiamo “Due cani”, “Figlidiunbruttodio”, “ Crack machine” e “ La società”, spettacolo che ha vinto il Premio della Critica nel 2014.