L’incredibile Slava’s Snowshow a Bergamo

Il teatro Donizetti di Bergamo ha avuto l’onore di ospitare in ben quattro date, dal 22 al 26 di febbraio 2017, uno degli spettacoli più magici e affascinanti degli ultimi anni, che sta girando i teatri di tutta Italia e di tutta Europa incantando grandi e piccini. Si tratta dello “Slava’s Snowshow”, una singolare ma riuscita commistione tra circo e teatro che anche a Bergamo ha fatto registrare il tutto esaurito, e persino code alla biglietteria.

L’ideatore di questo spettacolo è anche colui che gli dà il nome, Slava Polunin, un clown russo che un giorno ha deciso di abbandonare le piste del circo per calcare il palcoscenico dei teatri di tutto il mondo. Il suo show viene considerato uno dei più grandi successi del XX secolo e anche dopo tante repliche continua ad incantare le platee. Ma qual è il segreto di Slava, e cos’è che porta in scena per la gioia di grandi e piccini? Slava si presenta come un uomo molto semplice e il suo spettacolo ha il potere di accattivare tutti proprio per la sua elementarità; ma dietro cela un complesso lavoro e anche dei richiami sottili alle avanguardie che non tutti sono in grado di cogliere. Slava racconta di aver capito che il circo è una forma di spettacolo ormai in declino, che per non scomparire del tutto aveva la necessità di rinnovarsi. In questo modo gli è venuta l’idea di “tradurlo” per il teatro, portandolo all’interno di sale solitamente molto seriose. Lo scopo di Slava è uno solo, e dichiarato apertamente: far divertire la gente, e far riscoprire ad ogni adulto il bambino che vive ancora dentro di lui. Questo ritorno all’infanzia ha un senso ben preciso, ed è la ricerca della felicità. Detta così sembra una cosa molto lieve, ed ecco svelata la magia del circo di Slava: dietro un’apparente leggerezza nasconde il senso stesso dell’esistenza dell’uomo, l’anelito costante al benessere, alla felicità, alla gioia. Secondo Salva nessun essere umano può desiderare la guerra, perché la guerra è una cosa orribile. Da dove arrivano allora gli uomini che fanno la guerra? Ecco allora che il clown, con le sue smorfie e i suoi lazzi, cerca di riportare in vita il fanciullo che eravamo un tempo, quello che desiderava solo giocare, stare con le persone amate, ridere e correre. Al centro di tutta l’azione scenica, che è un susseguirsi di gag e trovate, c’è la neve, un elemento che Slava dice di amare molto. La neve è elegante, quando si posa rende tutto magico, ed è anche poetica. Ma la neve può anche essere terribile, quando stringe i paesi nella sua morsa. Ecco che la neve diventa protagonista di una paesaggio incantato dove si muovono i circa venti attori della compagnia di Slava: all’inizio c’era solo lui, ma con il tempo altri sono rimasti irretiti dal suo mondo e hanno deciso di seguirlo. Dell’Italia Slava dice di amarla moltissimo, di avere sempre l’impressione di essere in vacanza quando viene in questo Paese. Dice anche di dovere molta della sua formazione all’Italia, perché è qui che è nata la commedia dell’arte, e lui si ispira alla maschera di Pulcinella. Anche se è russo, Slava infatti non necessita di parole per comunicare con il suo pubblico. Con il linguaggio universale del corpo, della gioia e della felicità, riesce a raccontare molte più cose di quanto non potrebbero fare migliaia di discorsi.