Shakespeare without eyes

Quando si pensa all’esperienza teatrale il primo senso che viene in mente è lo sguardo. Tradizionalmente, lo spettatore siede in platea e aspetta che la cortina rossa si apra per assistere alla rappresentazione che verrà messa in scena dagli attori.

Questa idea di teatro statico, dove c’è chi agisce e chi osserva, è stata da tempo superata grazie a nuove forme d’arte sperimentate dal teatro contemporaneo. Sempre più spesso lo spettatore viene chiamato a diventare attore, o comunque a partecipare in modo più attivo a quanto accade sul palcoscenico. Un teatro così “interattivo”, di certo, non è per tutti, perché comporta un partecipazione profonda, in primis emotiva: ma sicuramente è un’esperienza indimenticabile. Esperienza che da qualche estate a questa parte invitano a fare i partecipanti al progetto “Chronos3”, che hanno deciso di rileggere uno dei più grandi drammaturghi di ogni tempo, Shakespeare, al fine di consentire al pubblico di scoprirne lati poco noti. William Shakespeare ha scritto alcune delle tragedie e delle commedie più famose di ogni tempo, che da quando sono state scritte fino ad oggi hanno rivissuto sul palco dei teatri di tutto il mondo innumerevoli volte. Crea stupore osservare quanto una storia già narrata possa affascinare sempre come se fosse la prima volta che viene raccontata; ma di certo non è semplice trovare ogni volta nuovi spunti, nuove modalità, nuove vie per incuriosire un pubblico sempre più spento e sempre più avvezzo praticamente a tutto. I componenti del gruppo Chronos3 hanno deciso di fare un tentativo audace ma, dai risultati che hanno raccolto, di grande efficacia. Hanno deciso cioè di privare il teatro shakespeariano di quel senso che abbiamo detto sembrerebbe essere imprescindibile quando ci si accinge ad assistere ad uno spettacolo teatrale: la vista. Gli spettatori in genere possono assistere in gruppi molto ridotti, non più di dieci persone, e si trovano a condividere lo spazio con gli attori. Gli spettatori vengono bendati, e rivivono alcune delle vicende più note del corpus shakespeariano attraverso gli altri sensi. L’udito in primis, ascoltando le celebri battute, ma anche con l’olfatto, il tatto, in alcuni casi persino con il gusto. In occasione della festa di Halloween 2016 il gruppo Chronos3 ha deciso di replicare questo esperimento presso il Teatro Libero di Milano, in due giornate, il 31 ottobre e il 1 novembre. In queste occasioni si metteranno in scena alcuni pezzi del “Macbeth” e di “Amleto”, le due tragedia più orrorifiche e sanguinolente che il Grande Bardo abbia mai scritto, e anche due delle più amate. Gli ideatori del progetto, che prende il significativo titolo di “Shakespeare without eyes” (Shakespeare senza occhi) sono Manuel Renga, Vittorio Borsari e Valentina Malcotti. La regia è di Renga, mentre sul palco si esibiscono la Malcotti, Paola Giannini, Veronica Franzosi e Marcello Mochi. Intervistato circa le esperienze già fatte con “Shakespeare without eyes”, Borsari ha raccontato che le reazioni del pubblico spesso sono davvero stupefacenti. C’è chi, forse in virtù della momentanea cecità in cui è immerso, che gli toglie i freni inibitori, inizia realmente ad interagire con gli attori, ponendo domande o recitando a sua volta. C’è chi viene emotivamente coinvolto in modo impressionante, e questo indipendentemente dall’età o dall’estrazione sociale del soggetto. Così al Libero di Milano è possibile vivere in modo totalmente inusitato, sinestetico e totale, il “Macbeth” e “Amleto”, le due tragedie più “horror” dell’opera del grande drammaturgo inglese.