Il nuovo corso del Teatro Goldoni di Livorno

C’è un modo nuovo di gestire i beni culturali, teatri compresi, che fa i conti con la modernità, con i nuovi mezzi che si hanno a disposizione, e con la necessità di svecchiare pratiche e consuetudini che continuano ad essere adottate più per inerzia che per reale efficacia.

Queste nuove metodologie molto spesso sono criticate, come sovente succede per ciò che è nuovo e quindi sulle prime viene visto con sospetto. Solo il tempo potrà dirci se potranno apportare linfa vitale ad un settore così importante per l’economia italiana, ma anche per la vita sociale, come è la cultura e gli eventi e i luoghi ad essa connessi. Un esempio di nuova gestione teatrale viene da Livorno, dove di recente il direttore Generale della Fondazione Teatro Goldoni, che gestisce l’omonimo teatro, ha preso decisioni che sono state molto discusse anche sui giornali locali, e che lui stesso ha voluto illustrare in un’intervista rilasciata ad un quotidiano on line. Marco Leone è diventato direttore della Fondazione a partire da ottobre 2015 e da quel momento ha spiegato di aver messo in atto una serie di misure volte a rendere il Goldoni un vero e proprio “teatro aperto”. La stagione teatrale è stata improntata all’insegna della qualità: il risultato è stato un afflusso di pubblico come non si era mai registrato in precedenza. Affianco alle tradizionali rappresentazioni sono stati anche organizzati eventi per coinvolgere la cittadinanza ma soprattutto attori ed artisti locali; in questa direzione, ha detto Leone, si intende continuare con sempre maggior impegno e con sempre maggiore incisività. Sempre per coinvolgere la cittadinanza sono stati anche organizzati laboratori musicali e creativi, rivolti a tutti ma in particolar modo ai giovani e agli studenti. Questo per quel che riguarda l’attività del puro spettacolo; Leone però ha spiegato di aver voluto implementare anche due altri settori di cui secondo lui il Teatro Goldoni era mancante, ovvero la progettazione e lo sviluppo di politiche di inclusione. Per questo ha deciso di avvalersi di due consulenti esterni: Riccardo Castellini, professionista della progettazione europea, e Saverio Dutti, esperto in strategie di comunicazione. Con il primo si sono messi in piedi progetti di fundraising al fine di reperire un maggior quantitativo di risorse per le attività teatrali. Un altro compito di Castellini però è anche quello di creare dei corsi di formazione interni al Teatro Goldoni, creando un percorso condiviso anche con altre realtà della città di Livorno. Lo scopo di Leone quindi è quello di fare rete, e in questo senso si spiega anche la presenza della figura di Dutti, che ad esempio ha creato il Goldoni Contest, una sfida lanciata ai giovani creativi del territorio per dare una nuova veste grafica al sito della Fondazione e disegnare un novo logo. Le critiche maggiori che sono state rivolte a Leone e alla sua amministrazione riguardano proprio queste due figure, considerate inutili in quanto il teatro aveva già un ufficio stampa. Il direttore della Fondazione ha però replicato che tale ufficio esiste ancora e collabora attivamente con Dutti e Castellini; solo che le sue competenze erano e sono diverse da quelle dei due professionisti, che a suo avviso possono dare un grandissimo apporto alla crescita del Teatro Goldoni. Nell’intervista, Leone conclude con un invito a tutti ad andare a teatro, e non solo per assistere agli spettacoli o partecipare alle attività ma anche per vedere nel concreto quello che sta cercando di fare per la Fondazione.