Teatro e musica rock: Jimi Hendrix (monologue electrique)

La musica rock, fin dai suoi esordi, si è dimostrata una musica popolare, che ha usato per imporsi presso il grande pubblico ogni mezzo consentito nell’ambito dello spettacolo. Molto spesso, infatti, gli artisti si esibiscono sul palco anche recitando, urlando, ballando, ovvero usando il proprio corpo in modo totale.

Ogni performance artistica diventa così un connubio di diverse forme di espressione, tanto che quasi sicuramente in futuro il rock, che ancora oggi è considerato musica contemporanea, diventerà musica classica, musica da camera, ma soprattutto musica operistica. Come infatti l’opera un tempo era molto amata dal grande pubblico, allo stesso modo in rock è un’esperienza totalizzante, capace di coinvolgere l’animo umano in ogni sua fibra e fino ai più intimi precordi. La musica rock è stata spesso suonata dal palco di un teatro, oltre che nelle arene e nei concerti all’aperto: quindi il connubio tra questa forma di espressione musicale e il teatro non è affatto azzardato, ma è anzi in qualche modo già insito nella sua stessa genesi. Basti pensare ai grandi musical degli anni settanta: Jesus Christ Superstar, Hair, The Wall. Oppure basti ricordare alcuni artisti che hanno fatto di loro stessi un personaggio, cambiando e trasformandosi di canzone in canzone, di disco in disco, di concerto in concerto, come David Bowie. Ancora oggi rock e teatro vanno a braccetto: mercoledì 27 gennaio, presso l’Istituto Francese di Firenze, ha debuttato in Italia un’opera rock dal titolo “Jimi Hendrix (monologue electricque)”, grazie al patrocinio del festival di cinema France Odeon. Si tratta di una pieces teatrale del tutto particolare, che è stata scritta da Zeno Bianu, un intellettuale francese autore di poesie edite da Gallimard. La regia invece è affidata a Jean Michael Roux, noto cineasta francese autore di film di fantascienza ma anche autore musicale, visto che è solito comporre egli stesso le sue colonne sonore. Ad interpretare Jimi Hendrix, grande genio del rock, poeta e musicista indimenticabile, è l’attore Tchéky Karyo. Karyo è un attore francese molto noto per aver interpretato diversi ruoli sul grande schermo: ha recitato in “Nikita” (1990) di Luc Besson, ne “Il Patriota” (The Patriot, 2000) al fianco di Mel Gibson, e recentemente nel lungometraggio “Belle e Sébastien” (Belle et Sébastien, 2013). Con la sua prorompente fisicità, Karyo ha avuto il non facile compito di rappresentare sul palco un Jimi Hendrix in una situazione molto particolare, ovvero dopo la sua morte. Bianu ha infatti immaginato che il musicista, dopo essere morto, potesse comunque interloquire con il suo pubblico, in quella zona d’ombra così ben nota a chi, come lui, praticava gli antichi rituali voodoo. La singolare pieces teatrale è nata proprio dall’incontro tra l’attore e lo scrittore: Karyo e Bianu si sono conosciuti e il primo, in particolar modo, è rimasto folgorato da un’opera del secondo, la trilogia “ John Coltrane (meditazione), Chet Baker (deplorazione) e Jimi Hendrix (attrazione)”. In quest’ultimo scritto egli ha rinvenuto una forte potenzialità per la trasposizione teatrale, ed è quindi stato coinvolto nel progetto anche Roux. Subito sono emerse le difficoltà però nel dare allo spettacolo la giusta forma, e la via che si è individuata è stata la più semplice. I collaboratori si sono riuniti in un lavoro collegiale da cui è nato un pezzo molto intimista, con contaminazioni di diversi generi musicali, in cui la voce di Hendrix risuona potente. Sul palco infatti non ci sono che l’attore, una chitarra e un amplificatore Marshall; nessuna coreografia, solo dialogo tra il palco e il pubblico. Un nuovo modo di raccontare l’anima del rock, che non sembra invecchiare ma anzi appare avere ancora molte cose da dire.