Teatro Valle: una boccata d’aria per Roma

Il Teatro Valle di Roma è diventato ormai tristemente il simbolo di un Paese che doveva fare dell’arte e della cultura il suo fiore all’occhiello, mentre invece resta impastoiato nei legacci della burocrazia e nella melassa della politica. Il Teatro Valle, storico luogo che si trova a pochi passi dalla sede del Senato italiano

, è stato occupato per tre anni, dal 2011 al 2014, da un gruppo di attori, musicisti, attivisti di ogni genere e di ogni età che hanno portato avanti un esperimento praticamente unico in Italia, e forse anche in Europa. Sono riusciti cioè a ridare vita ad un luogo storico e prezioso che rischiava semplicemente di essere abbandonato e lasciato a se stesso in assenza di un ente che si occupasse della sua gestione. Sono così stati i cittadini stessi a ridargli anima e corpo, organizzando eventi e iniziative che hanno fatto il giro del mondo per la loro qualità e la loro elevata portata artistica e culturale. Questa avventura, che avrebbe dovuto rendere orgogliosa l’amministrazione comunale di Roma, nel frattempo oberata da ben altre problematiche ed esigenze, ha invece visto bruscamente interrotto il suo viaggio nell’agosto del 2014. A tutti i volontari e gli attivisti fu infatti ingiunto di abbandonare le sale del Teatro, per via della necessità improcrastinabile di procedere con dei lavori di restauro. L’input era partito dall’alto, dal Presidente del cCnsiglio Matteo Renzi, dal sindaco di Roma Ignazio Marino e dal Ministro dei Beni Culturali Dario Franceschini. Le Forze dell’Ordine imposero lo sgombero e i lavori di restauro sarebbero dovuti partire di lì a poco. Oggi, a 22 mesi di distanza da quell’atto di forza, dell’inizio dei lavori non c’è neppure l’ombra, complice il commissariamento della giunta guidata da Ignazio Marino. Si potrebbe auspicare che le prossime elezioni comunali, con il ballottaggio del 19 giugno grazie al quale si deciderà il nuovo sindaco di Roma, potrebbero portare finalmente ad uno sbloccarsi della situazione. Ma il gruppo di artisti che a suo tempo diede il via all’occupazione del Teatro Valle non ci sta ad aspettare con le mani in mano, preoccupato anche dal fatto che durante la campagna elettorale nessuno dei candidati sindaco, nemmeno quelli ormai fuori dai giochi, abbia speso una parola per la cultura. Roma, e con lei l’Italia tutta, sembra aver abdicato al suo patrimonio, a quella che poteva esser la sua forza vitale e che oggi è ridotta, proprio come il Teatro Valle, a sale vuote e ingombre di oggetti, come se si trattasse di magazzini e non di aule preposte alla celebrazione del buono e del bello. Al fine di riaccendere i riflettori sulla situazione del Teatro Valle dopo due ignominiosi anni di silenzio, gli attivisti hanno deciso di compiere un altro blitz nel giorno in cui nella capitale si stava svolgendo anche il Gay Pride, sabato 11 giugno 2016. Così sono tornati ad animare l’ampia platea del Teatro Valle, accendendo piccole luci in galleria, sotto l’egida dell’hashtag ‪#‎luciinsala‬. L’intenzione era quella di dare vita ad un’assemblea in strada intorno alle ore 13:00, ma più o meno a quell’ora anche questa nuova, pacifica avventura ha avuto fine in modo brusco e repentino con l’intervento, ancora una volta, delle Forze dell’Ordine che hanno sgombrato gli occupanti. La versione data da questi ultimi è di un intervento ingiustificato, rabbioso e brutale, mentre la nota diramata dalla Questura di Roma parla di un’azione dovuta al fatto che alcune persone si erano barricate nel Teatro chiudendo le porte. Quel che è certo, è che l’aria che si respira in Italia non sembra parlare affatto di libertà, verità e bellezza.