Un’infinita primavera attendo

Aldo Moro (1916-1978) è stato uno dei più grandi statisti della Repubblica Italiana; la gran parte del suo pensiero politico e filosofico, però, è stata oscurata dalla cronaca nera a cui, purtroppo, la sua vicenda umana è stata consegnata. Aldo Moro fu infatti ucciso, dopo un breve sequestro, dalle Brigate Rosse, e la sua memoria si lega più a questo tragico avvenimento che a quanto lui scrisse o fece in vita.

Tanto è vero, che molte persone, quando incontrano una via o una piazza a lui intitolate, non sanno nemmeno di chi si tratti. Per ricordarne così la figura a cento anni dalla nascita si è pensato di realizzare un’opera musicale che è stata messa in scena in prima assoluta il 9 dicembre presso il Teatro Palladium di Roma. La composizione dell’opera è stata affidata dall’Accademia Filarmonica Romana a Sandro Cappelletto e Daniele Carnini; alla realizzazione ha contribuito anche l’Istituto dell’Enciclopedia Treccani. Cappelletto, autore del libretto, e Carnini, compositore delle musiche, hanno detto di essere partiti nella loro ricostruzione artistica dalle basi storiche, vale a dire dai numerosi documenti che si trovano presso gli Archivi di Stato e che riguardano la figura e le azioni di Moro. Sono così partiti dallo spunto di una sua affermazione: “Non sono mai cattive le cose che vengono dette con sincerità. Invece, non sono utili le cose che si nascondono, che si riducono a serpeggianti mormorazioni” per cercare di fare luce su una figura che appartiene ad un periodo storico buio dell’Italia. Il titolo scelto è “Un’infinita primavera attendo”, e vede in scena, oltre a Moro, due personaggi principali che lo affiancano, la segretaria e uno studente. Moro infatti, prima che politico e statista, era insegnante, e nell’insegnamento aveva messo anima e corpo. Nella realizzazione di “Un’infinita primavera attendo” si è voluta esprimere, da parte della Filarmonica romana, un’idea di teatro civile e impegnato, che rifletta sul presente e sulla contemporaneità per riuscire a leggere con maggiore chiarezza eventi che ci sono vicini, e spesso proprio per questo motivo non riescono ad essere interpretati nella maniera più corretta. Non a caso infatti l’opera è stata rappresentata anche in matinée per i ragazzi delle scuole. Da parte di Massimo Bray, direttore dell’Istituto dell’Enciclopedia Treccani, c’è un malcelato orgoglio per aver fatto parte di un progetto così importante e significativo per l’Italia. Secondo Bray è necessario che le nuove generazioni vengano avvicinate alla conoscenza della storia recente, per quanto dolorosa, e il modo migliore per farlo consiste nello sperimentare nuove forme di comunicazione. Questo è l’intento del suo istituto: incentivare la conoscenza e la crescita culturale del paese attraverso la sperimentazione di nuovi linguaggi. L’Istituto Treccani pubblicherà un DVD dell’opera, iniziativa che si inserisce nel complesso delle manifestazioni previste dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri per il centenario della nascita di Moro. La regia di “Un’infinita primavera attendo” è di Cesare Scarton; le scenografie sono di Michele Della Cioppa; i video sono stati curati da Flaviano Pizzardi; i costumi sono creazioni di Giuseppe Bellini: La direzione dell’Orchestra Roma Tre è stata affidata a Gabriele Bonolis; in scena si sono esibiti Daniele Adriani (Aldo Moro), Sabrina Cortese (la segretaria), Chiara Osella (uno studente), Luca Cervoni (il Cardinale/il giornalista II), Clemente Daliotti (il politico italiano/un intellettuale italiano) e Giorgio Celenza (il Senatore americano/ il giornalista III). Anche se la finzione non può cambiare il tragico epilogo di una vita, quest’opera può aiutare le giovani generazioni a riflettere su un uomo che, tra luci ed ombre, ha speso la sua esistenza per il Paese in cui viveva.